familismo amorale

Il concetto di familismo amorale spiega molto bene l’arretratezza sociale del nostro paese.

Spesso si sente dire che manca nel nostro paese il concetto di cosa pubblica, di stato, di bene comune.

E non c’è da stupirsene, visto che un leader politico come Berlusconi, riconosciuto anche da tanta parte della nostra società come leader sociale, si permette di fare un commento del genere sull’arresto del signor Scajola (tgcom24 – hoscelto appositamente il link ad un sito di proprietà dello stesso Berlusconi): “Mi sembra assurdo mettere in carcere un ex ministro dell’Interno solo perché ha aiutato a trasferire un amico già in esilio”

L’ethos di questa persona è tutto rivolto al privato, tutto rivolto su se stesso e sulla propria cerchia familiare/amicale.

Secondo Berlusconi è doveroso aiutare un amico in un momento di difficoltà. Anche se la persona in questione è un politico famoso (quindi si presume che possa disporre di mezzi e conoscenze notevoli), è stato più volte ministro e pure ministro degli interni, e l’amico è ricercato all’estero.

Tutto vale per la persona amica. Anche andare contro la legge, o forzare la legge.

Questa frase mi ricorda un po’ la famosa telefonata dell’ex ministro Cancellieri che all’amica diceva “qualsiasi cosa io possa fare conta su di me”. Questa è una frase accettabile, anzi doverosa, fra due amiche “normali”. Ma un ministro di giustizia dovrebbe avere qualche riserva in più ad esporsi in questo modo.

Fino a quando il nostro paese sarà pervaso da questo spirito, non credo avremo grandi possibilità di tornare ad essere una grande nazione.

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Oxford

[..] e vaffanculo la Fornero e chi le ha fatto fare il ministro[…]”

Che tristezza questa politica. Per un po’ di presenza mediatica ti abbassi ad un livello infimo.

Non credo di essere un benpensante e di sicuro non mi scandalizzo per un linguaggio greve. Ma quando la politica usa la parolaccia e l’insulto personale perché non ha altri argomenti, questa è la fine della politica.

Sono mesi che sento Salvini insultare l’ex ministro Fornero ma non ne ho ancora capito il motivo. Nel video dice che abolendo quella legge si guadagneranno tanti posti di lavoro, ma mi manca il passaggio logico tra l’abolizione e la crescita dell’occupazione.

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solidarietà

Rilancio una notizia molto interessante sulla possibilità di donare giorni di ferie.

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la vecchia sinistra

Ho già scritto in questo blog sul concetto di sinistra e destra. Trovo questi concetti vecchi e non più attuali.

Ma c’è una parte della “sinistra” che invece si autodefinisce in questo modo con orgoglio. Aihmé vale lo stesso discorso anche per una certa “destra” e anche per un certo “centro”.

In questi giorni ho visto due esempi:

1. Concita De Gregorio: questa giornalista conduce una trasmissione quotidiana su Rai 3, “Pane quotidiano”. Il primo maggio giustamente dedica la trasmissione ai problemi del lavoro. La trasmissione è interessante, anche se la direzione che prende è piuttosto prevedibile e anche banale. Ma mi stupisce l’intervento finale. La giornalista si rivolge , con toni decisamente “Jobsiani” agli studenti presenti in studio invitandoli a scegliere una professione che piace, che appassiona.
L’incitamento è condivisibile, ma in un paese dove la disoccupazione tra i laureati è preoccupante, ma dove le facoltà scientifiche (le uniche che assicurano occupazione) si svuotano a favore di facoltà umanistiche molto più appassionanti ma che garantiscono minore occupazione, questo mi sembra un discorso molto retrogrado e da vecchia “sinistra”.

2. Vauro: nella puntata di Otto e mezzo del 25 aprile il vignettista in apertura di puntata si mette orgogliosamente al collo una sciarpa rossa. Nulla da eccepire: ognuno è libero di credere nei valori e lo rispetto.
Quello che mi ha colpito è il dibattito che ne è seguito: Vauro era contrapposto ad un giornalista, Alessandro Milan di Radio24, il quale accennava al fatto che questo paese ha bisogno di ammodernare le proprie strutture organizzative e tra queste anche di ammodernare la stessa costituzione.
A quel punto parte una filippica di Vauro sui traditori dello “spirito” dei padri costituenti.
Ripeto, non entro nel dettaglio delle reciproche posizioni. In quel contesto erano perfettamente legittime entrambe.
Ma contesto il tono da “io ho la verità” di Vauro.

Questi due personaggi, che si definiscono orgogliosamente di sinistra (anzi, della “vera sinistra”)  rappresentano ciò che non apprezzo nella “sinistra” italiana e che mi ha impedito negli ultimi anni di votarli.

E spero che le loro posizioni diventino sempre più minoritarie.

 

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La politica dell’offesa

L’offesa personale ormai è diventata prassi politica.

Non ne capisco il senso. Offendendo si ottiene forse una maggiore risonanza mediatica, ma la sostanza politica dove è?

Non sopporto i diffamatori di professione.

Apostrofare il presidente del consiglio con “boy-scout di Gelli” significa togliere dignità al proprio interlocutore. Ma allora ti piace “vincere facile”. Senza riconoscimento dell’altro non vi è politica. E rimane solo l’insulto.

Dove affonda questo modo infame di fare politica?

Grillo ne è maestro, ma a mia memoria la prima diffamazione politica che ricordo è quella che Berlusconi fece durante una delle tante campagne elettorali nei confronti degli elettori che votavano a sinistra (li definì “coglioni”).

O ancora, ricordo l’ex direttore del TG4 che faceva finta di non ricordare i nomi degli avversari politici e così li storpiava.

 

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sottopancia

Appena sentita su Radio 24: il governatore del veneto Zaia, persona tra l’altro piuttosto intelligente, propone di aggiungere un sottopancia alle trasmissioni satellitare per avvertire i potenziali profughi che vogliono venire in Italia che il nostro paese non è il “paese di bengodi” che le trasmissioni televisive invece mostrano.

Troppo divertente!

Mi immagino il testo: “Le immagini trasmesse non rappresentano la realtà del paese. In Italia troverete povertà, criminalità, disoccupazione. Non venite!”

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1° maggio

Le manifestazioni del 1° maggio sono sempre uguali a se stesse, con il patetico comizio trasversale dei 3 sindacati principali, del concertone a Roma, delle stanche manifestazioni con tanto di bandiere rosse.

Non che il problema del lavoro non sia grave.  Ma mi sembra che la risposta del nostro paese sia vecchia, obsoleta, senza speranza.

La segretaria della CGIL chiede maggiori investimenti da parte dello stato per creare lavoro. Ma in una paese dove più della metà della ricchezza nazionale è mediata dal pubblico, quali altri investimenti è pensabile fare?

Se vogliamo più investimenti pubblici forse è il caso di ridurre la montagna di sprechi e privilegi, ma non sento molti sindacati fare manifestazioni per ridurre, che so io, gli stipendi assurdi dei dipendenti di certi enti statali, o le assunzioni clientelari e improduttive in molte parti del paese.

Mi piacerebbe sentire ricette e proposte diverse da quelle fallimentari che sento da 40 anni e che non hanno portato a nulla.

Vorrei sentire di maggiore libertà (si anche quella di licenziare), di merito, e si, anche di maggiore protezione per chi perde lavoro o non lo trova. Non di investimenti pubblici improduttivi, di cassa integrazione per pochi protetti, di salvataggi di aziende decotte.

Mi piacerebbe che la Germania, con il suo modello sociale e di welfare, venisse presa a modello e non come capro espiatorio per in nostri problemi e la nostra crisi.

Mi piacerebbe sentire qualche sindacalista parlare di metodo danese: totale libertà di licenziamento accanto ad una protezione sociale straordinaria.

Ma questo 1° maggio se ne è andato con i soliti slogan.

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